Si la luna suave se desliza por cualquier cornisa Sin permiso alguno porque el mojado precisa Comprobar con visas que no es de neptuno *** Aggiornamenti e notizie dall'America Centrale

venerdì, novembre 10, 2006

Articoli su Oaxaca che lotta

"(...) che sempre l'ignoranza fa paura e silenzio uguale a morte" (F. Guccini - Canzone per Silvia)

Da "La Jornada" di Venerdì 3 novembre 2006

Prima Pagina
Sette ore di battaglia
Uno studente utilizza una fionda per respingere i poliziotti della Federale Preventiva durante gli scontri di ieri vicino alla Città Universitaria, nella capitale di Oaxaca. É stata la giornata di resistenza civile più pesantedall'occupazione delle forze federali.
Migliaia di studenti, genitori e abitanti hanno respinto l'aggressione
La PFP si ritira dalla università oaxaqueña
Più di 70 feriti negli scontri e 30 detenuti
Provocatori priísti e poliziotti statali nella rissa
L'APPO lancia un appello a passare all'attacco: mega-marcia per domenica
L'Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca (APPO) ha indurito la sua posizione convocando tutte le organizzazioni che la compongono a passare alla ''offensiva'' ed a partecipare ad una mega-marcia per domenica, oltre a conservare la sua richiesta che il governatore, Ulises Ruiz Ortiz, renunci o chieda licenza.
L'arcivescovato di Antequera accetta di essere sede dei negoziati
Grande mobilitazione nel DF
Anche in altre città manifestazioni contro la presa
Abascal: non si è entrati nel campus per rispetto dell'autonomia
L'operazione doveva solo servire per liberare la viabilità, dice la polizia federale
Si combinerà l'uso della forza pubblica con gli "incontri politici", dice Medina Mora
Intellettuali: il governo ha preterito tenersi il PRI come alleato

Pagina Opinione
L'insurrezione popolare a Oaxaca - Francisco López Bárcenas
L'APPO - Luis Javier Garrido
L'occupazione militare - Gilberto López y Rivas
Oaxaca: ed io perché? - Jorge Camil
Il diritto di festeggiare e di lottare - Emir Sader

Pagina Politica
Ferrea resistenza civile nell'UABJO e nelle strade vicine
Oaxaca, Oax., 2 novembre - Dall'alba del Giorno dei Morti e per sette ore la Polizia Federale Preventiva (PFP) si è scontrata con la resistenza civile più decisa dal suo arrivo sabato, questa volta nella Città Universitaria ed all'incrocio Cinco Señores, dove migliaia di studenti, cittadini e genitori hanno respinto i poliziotti con pietre, petardi e taniche di benzina accesi a mo' di lanciafiamme. Quella zona è diventata un un autentico campo di battaglia.
Aereo spia
Oaxaca, Oax., 2 novembre - Un aereo Schweizer è stato una delle migliori armi strategiche delle forze federali durante l'operativo di polizia...
La Chiesa di Oaxaca offre la sede per un negoziato
L'APPO invita ad un'offensiva generale
Abascal: il ritiro per rispettare l'autonomia dell'UABJO
Medina Mora dice che non è vero che la PFP sia stata sconfitta: si è trattato di un "ritiro tattico"
Oaxaca, Oax., 2 novembre - Il titolare della Segreteria di Sicurezza Pubblica (SSP) federale, Eduardo Medina Mora, ha assicurato che in questo stato si "combinerà l'uso della forza pubblica con i negoziati politici" per arrivare alla soluzione dei suoi problemi. Stima che il ritorno a "pace, ordine e tranquillità avverrà in poco tempo", per cui la Polizia Federale Preventiva (PFP) "non rimarrà neanche un minuto in più" di quanto strettamente necessario.
La SSP federale dice che non voleva prendere l'università
L'EZLN invita a continuare la lotta
Bloccano per due ore l'Eje Central Lázaro Cárdenas
Il rettore dell'UABJO invita gli studenti a difendere l'autonomia
Accademici censurano la rete "mafiosa" e "caciquil" del PRI
Per la crisi in Oaxaca, Calderón è già ostaggio del PRI
Italiani condannano la repressione a Oaxaca
ONG internazionale chiede al foxismo una soluzione negoziata
ONG chiedono una ''denuncia urgente'' del violento operativo della PFP a Oaxaca
CNDH chiede alla PGR di occuparsi del caso del giornalista morto
Reprimono in Querétaro una manifestazione contro l'incursione della PFP a Oaxaca
Deputati priísti chiedono a Fox di non utilizzare un doppio linguaggio nel caso Oaxaca
Ulises Ruiz deve dimettersi, ha smesso d'essere un interlocutore valido

(tradotto dal Comitato Chiapas di Torino)

venerdì, novembre 03, 2006

Radio Onda Rossa

Radio Onda Rossa di Roma é collegata con Radio Universidad di Oaxaca e sta trasmettendo in diretta. Radio Universidad é la voce della resistenza del popolo delle barricate. In questo momento si sta celebrando (con sottofondo di "el pueblo unido jamas será vencidos") il ritiro degli sbirri dall'universitá!!! Si stanno dando gli indirizzi dei punti di attenzione medica per i tantissimi feriti.Si stanno dando anche i nomi dei giovani che sono stati arrestati.
ma la resistencia sigue!!!

totale solidarietá con il popolo di Oaxaca!!!

alba

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Radio Ondarossa (Rome, Italy) is translating in italian Radio Universidad on the fly. The url is http://radio.dyne.org:8000/ondarossa.mp3 and mirrors
http://stream.indivia.net:8000/ror_mirror http://stream.10011.org:8000/blackout.mp3

giovedì, novembre 02, 2006

29 ottobre, scontri a Oaxaca (Messico): morte tre persone, otto i feriti

Con blindati e spari le forze di polizia entrano a Oaxaca
Con perquisizioni nelle case inizia la persecuzione della gente che resiste

ENRIQUE MENDEZ, BLANCHE PETRICH, GUSTAVO CASTILLO E OCTAVIO VELEZ Inviati e Corrispondente

Oaxaca, Oax., 29 ottobre. La Polizia Federale Preventiva (PFP) dalle 2 del pomeriggio occupa questa città capoluogo ed il centro storico, dopo avere rimosso le barricate con blindati che lanciavano acqua a pressione, sparato con armi, lanciato decine di gas lacrimogeni ed essersi scontrata, per più di due ore, con abitanti di San Jiacinto Amilpas e brigatisti della barricata di Canal 9. Nell'occupazione sono morti l'infermiere dell'IMSS Jorge Alberto López Bernal, il professor Fidel García ed un minorenne di 14 anni ancora non identificato. Benché l'Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca (APPO) avesse abbandonato lo zocalo alle ore 9 ore e ripiegato nella Città Universitaria, dopo un fallito negoziato telefonico con la Segreteria di Governo, la persecuzione dei cittadini che chiedono la caduta del governatore Ulises Ruiz si è estesa nella sera alle colonie vicine al capoluogo, come Santa Rosa, nel Parque del Amor, situato sul ponte Porfirio Díaz, così come in calle Valerio Trujano. Dopo l'incursione gli effettivi della polizia hanno eseguito perquisizioni nelle case e fermato circa 50 persone che - ha dichiarato il portavoce della APPO, Florentino López - sono state trasferite nella 28 Zona Militare. Alcune sono state catturate nelle vicinanze della Città Universitaria e portate in elicottero nelle strutture militari. I feriti Fino alla chiusura di questa edizione si registravano otto persone ferite ed un numero non precisato di poliziotti, tre dei quali presentavano scottature da bombe molotov e razzi. Negli scontri a Canal 9, un federale è stato colpito in pieno da una molotov che gli ha dato fuoco ed i suoi compagni l'hanno aiutato a spegnere le fiamme. La polizia non ha comunicato in quale ospedale sono stati portati i suoi feriti, né i loro nomi. Per controparte, i contingenti incaricati di occupare in primo luogo il centro storico hanno incontrato poca resistenza, ma si sono scagliati sui civili incontrati al loro passaggio. Alle quattro del pomeriggio tre raggruppamenti si sono appostati ai due angoli sud della piazza, in Bustamante e Portal de las Flores, da dove lanciavano due candelotti di gas lacrimogeno, mentre un altro avanzava fino all'angolo di Porfirio Díaz e Independencia. Alle sette di sera, quando la commissione di sicurezza della APPO ha chiesto a 800 dei suoi membri di ripiegare nella Città Universitaria, i poliziotti hanno cominciato a rilassarsi, si sono tolti i caschi ed utilizzato gli scudi come letti e, come coperte gli striscioni con i quali il movimento reclama le dimissioni di Ulises Ruiz. Le forze federali hanno recuperato, oltre alla piazza principale, il comune, la Segreteria delle Finanze e gli uffici della polizia municipale, e si preparano ad intervenire nei comuni ancora occupati dalla APPO. Dopo l'incursione, che avviene a quattro mesi e mezzo del fallito operativo delle forze statali, il governatore questa notte ha dichiarato che non chiederà licenza dall'incarico perché, ha addotto, il suo mandato "non è mai stato mai soggetto a negoziazione". I suoi collaboratori hanno assicurato che ha seguito l'operativo da un ufficio in San Felipe del Agua, a nord della città. L'avanzata dei quattromila poliziotti mandati a Oaxaca per "recuperare" la capitale dello stato è partita in contemporanea dall'aeroporto e da una base provvisoria sulla strada Messico-Cuacnopalan, nell'innesto col municipio di Etla. Dopo l'una del pomeriggio, mezz'ora dopo che 12 militari in abiti civili erano stati consegnati ad un comando castrense in calle Símbolos Patrios, dove sono stati fermati, dall'aeroporto sono partiti più di 80 autobus con poliziotti ai quali aprivano la strada due ruspe che hanno "spazzato via" le barricate avanzando verso il centro della città. Gli autobus e furgoni utilizzati come barricate sono stati rimossi dalle ruspe e, per evitare che gli ostacoli fossero rimessi, la PFP ha distribuito le sue linee a 100 metri tra loro, e qualunque tentativo di ritorno è stato respinto a spintoni con gli scudi. L'avanzata delle truppe, tra le quali c'erano gruppi speciali di intelligenza e tattica, è stata appoggiata da quattro elicotteri della polizia federale e dell'Esercito. Prima di ordinare la marcia della polizia, sono stati realizzati otto voli di ricognizione. All'altro lato della valle, a Etla, centinaia di persone si sono riunite all'altezza del villaggio di San Lorenzo dove sono arrivati 1500 poliziotti della PFP armati di carabine d'assalto, lanciagranate e scudi. I cittadini e simpatizzanti della APPO hanno contestato la presenza delle forze federali, e quattro volontari sono stati feriti. Quasi alle due del pomeriggio è stata ordinata l'avanzata e, davanti alla resistenza dei cittadini, sono stati utilizzati i blindati per disperderli con acqua a pressione. I blindati sono stati trasportati fino ad Etla su piattaforme di tir; benché comperati nell'ultimo periodo dell'amministrazione di Carlos Salinas de Gortari, sono stati usati per la prima volta solo oggi, quando mancano 31 giorni alla conclusione del mandato del presidente Vicente Fox. Questa notte, nei scontri con gli abitanti, due sono stati distrutti. Come in Símbolos Patrios, la gente ha steso striscioni e cartelli su cui si leggeva: "Portatevi via URO!", le iniziali del governatore. Con la protezione dei blindati, la polizia ha rotto le prime tre barricate, fino all'incrocio di San Pablo, dove ha lanciato acqua sui coloni. Lì ha poi deciso di voltare a destra per tentare di entrare nella città per la sponda del Fiume Atoyac, perché all'imbocco di Viguera, Brenamiel e Santa Rosa i simpatizzanti della APPO avevano messo di traverso dei camion e, inoltre, si erano impossessati di un serbatoio di gas LP che minacciavano di bruciare al passaggio delle truppe. Oltrepassando le barricate, il contingente di poliziotti ha trovato due tir sui binari ed è quindi stato costretto a tornare indietro per cercare un'uscita dalla riva ed entrare in una strada senza uscita all'angolo di Pinos e Ferrocaril, nella colonia Pilar dell'agenzia municipale di Pueblo Nuevo. La sua avanzata da lì è stata ancora più difficile. Gli abitanti che protestavano per l'incursione hanno lanciato loro pietre - anche con fionde - bombe molotov e sparato razzi con finti bazooca. La risposta, ancora una volta, è stato il lancio di gas lacrimogeni. Davanti a ciò, le forze pubbliche hanno ripiegato in due occasioni, ed in quest'andirivieni hanno raggiunto il ponte dell'Istituto Tecnologico dove si è svolto uno dei due scontri più pesanti. Poco lontano da lì, dove si trova l'agenzia della Pepsi, è morto un professore, del quale, fino ad ora, si ignora l'identità, ed in quel posto gli abitanti hanno raccolto bossoli di pallottole. Nello scontro del ponte del Tecnologico è morto anche un minorenne, del quale non è stato ancora comunicato il nome. Una volta che la polizia ha oltrepassato questo ponte, una colonna si è portata verso il sud della città ed un'altra al centro. Il primo contingente si è diretto al Parque del Amor, sul ponte di Valerio Trujano, dove c'è stato un altro scontro e secondo alcune voci sembra che la gente abbia preso in ostaggi due poliziotti, e che un altro sarebbe morto. Radio Educación ha riferito, poco prima delle 11 di notte, che un uomo conosciuto come Isidro Ramírez e suo figlio José Manuel sono stati fermati dalla polizia in quel parco. L'altra colonna è arrivata alla barricata a Canal 9 della televisione statale, dove i brigatisti hanno resistito quasi per due ore, con pietre, razzi e bombe molotov. Una ha colpito un poliziotto, mentre nell'aggressione con i gas lacrimogeni, una granata ha preso in pieno petto l'infermiere López Bernal che e deceduto per l'impatto. Il suo corpo è stato vegliato questa notte su quella barricata. Il professor Fidel García è morto pugnalato nel frazionamento Elsa, anche se il governo dello stato ha assicurato che si è trattato di omicidio avvenuto in "una rissa". Alle quattro del pomeriggio, il terzo raggruppamento che si era diretto verso il Centro Storico ha recuperato il comune - ubicato nella Plaza de la Danza, di fronte al tempio di La Soledad - e si è disposto ai tre degli accessi allo Zocalo. Ancora fumavano sei autobus incendiati in Símbolos Patrios e, prima delle sei, altri tre bus urbani utilizzati per trasportare i poliziotti sono stati incendiati con la benzina. Alle sei è fatto buio, ed allora è arrivato il corteo convocato dalla APPO dal monumento a Juárez, all'uscita all'Istmo, e lì Flavio Sosa, membri della dirigenza provvisoria, ha chiesto di aspettare 10 minuti affinché la Segreteria di Governo desse una risposta ad una richiesta di dialogo. "Non scontriamoci con la PFP. Aspettiamo la risposta, altrimenti faremo altre azioni", ha detto. Il termine è trascorso senza risposta positiva e, alle sette di sera, un camioncino della commissione di sicurezza è passato per lo zocalo per chiedere ai manifestanti di raggrupparsi nella Città Universitaria. Alle 11 della notte, i blindati sono arrivati nella piazza principale di Oaxaca dopo una lunga giornata violenta, nonostante il governo federale avesse assicurato che la presa dello stato sarebbe stata pacifica, ed il segretario di Governo, Carlos Abascal, avesse giurato su Dio che non ci sarebbe stata repressione nello stato. Quando i blindati sono arrivati nello zocalo un poliziotto della PFP ha aggredito il fotografo Ezequiel Leyva, di La Jornada, gettandolo a terra e trattenendolo con lo stivale piantato nella gamba destra mentre cercava di strappargli la macchina fotografica.

(Traduzione Comitato Chiapas Maribel Bergamo)
Fonte: CICA

domenica, ottobre 29, 2006

VIAGGIANDO TRA COLLINE SMERALDO E STRADE DI POLVERE

l’Honduras visto dai miei occhi
(15 luglio- 15 agosto 2006)
di Lucia Prendin


A partire da oggi pubblichiamo il resoconto di viaggio in Honduras effettuato da un gruppo di giovani italiani per conoscere la realtà di questa bellissima terra osservandola con gli occhi dei locali ed attraverso le loro storie.

Primo post - Diario di viaggio

Inizia così, il nostro andare per l’Honduras, inizia con una passeggiata tra i fantasmi di un mondo scomparso. Ci si arrampica tra scalini di piramidi Maya, geroglifici, steli, immagini grottesche e quasi buffe, Copan e´ una citta´maya costruita proprio in mezzo alla natura, costruita seguendo le coincidenze astrale, una citta´che ha visto salire e scendere i gradini della sue piramidi personaggi alquanto interessanti...

Spostarsi per il Centro America è un’esperienza di per sé; i viaggi si fanno in fretta decisamente lunghi e avventurosi. E quando, finalmente appoggi i piedi a terra o le chiappe su una sedia, senti un tremore e una certa soddisfazione. La Esperanza, la città che ci ha maggiormente ospitato, forse l’unica dove mi sono sentita proprio a casa; la città che all’arrivo ci stava aspettando.Strade fatte di terra, tanti bimbi da ogni parte, internet point ad ogni angolo.La Esperanza, e gli zaini pesavano da matti, ci aspettava con una casa mezza svaligiata e ben sporca. Dopo le pulizie e qualche buon panino abbiamo preso possesso della nostra casetta e i ragazzi del Copinh (il movimento che ci ospita) ci hanno accolti con i dettagli della liberazione dal carcere di Marcelino, uno dei leader della comunità di Montagna Verde, ingiustamente incarcerato per 3 anni e mezzo viene proprio liberato al nostro arrivo...Vi riporto qui sotto alcune delle loro parole.
Tra qualche giorno partiamo per le montagne con unacarovana di tantissime persone e animali vari dove nellacomunita´ indigena ci saranno festeggiamenti persettimane...
COMPAS,alla fine la notizia tanto attesa é arrivata!!!!!Marcelino Miranda É LIBERO!!! giá da 3 giorni!!!e presto sará libero anche Leonardo, probabilmente entrola fine della prossima settimana.La felicitá é alle stelle, anzi anche piú in lá!!!aspettando la libertá di Leonardo stiamo preparando ifesteggiamenti a Montagna Verde, faremo una carovana finoa dove arrivano le macchine e poi, arrivati alla comunitá,ci accamperemo per una decina di giorni vicino alle case dei due compas dove condivideremo con le comunitá questaimmensa VITTORIA!!!mancano ancora la titolazione totale della terra ed il risarcimento per tutti i compas della comunitá che hannodovuto vivere ingiustamente anni della loro vita fraquelle 4 mura, ma questo é un altro passo... per ora cigodiamo questa immensa felicitá che sappiamo anche vostra!!!

venerdì, ottobre 27, 2006

L'isola degli schifosi

di: Alessio Mannucci

La storia dei Garrifuna è strettamente legata a quella dell'isola di St. Vincent, una delle isole sopravvento dei Caraibi orientali. Quando Colombo sbarcò in America, sulle Piccole Antille si erano appena stabiliti dei popoli provenienti dal Sudamerica che avevano sottomesso i precedenti abitanti, gli Aurachi. Questi popoli si erano dati il nome di Kalipuna o Kwaib da cui deriva il nome Garrifuna che significa “popolo che si nutre di cassava”. Da qui, probabilmente, deriva anche la parola Caraibi. St. Vincent allora era nota come Yurimein. I nativi incontrati da Colombo erano discendenti da uomini caribi e donne aurache. Nel XVI secolo, Gran Bretagna, Francia e Olanda entrarono in competizione per il controllo delle isole combattendo tra loro e contro i nativi. Nel 1635, a largo di St. Vincent naufragarono due navi spagnole che portavano schiavi neri dalla Nigeria alle colonie americane. Gli schiavi sopravvissuti uccisero tutti i bianchi delle due navi e si rifugiarono sull'isola. Inizialmente vi fu conflitto tra gli africani e i caribi ma i caribi erano indeboliti da malattie e anni di guerre mentre gli africani erano in piena forza (solo i migliori erano scelti come schiavi) e quindi in breve tempo i neri vinsero e si instaurarono sull'isola. Ma non sterminarono i loro nemici: iniziarono una convivenza che li portò a mescolare il loro sangue nero con quello auraco e nella loro lingua si chiamarono Garinagu o Garrifuna. Per quasi tutto il XVII e XVIII secolo St Vincent fu formalmente sotto il dominio britannico ma in pratica era regno dei Garrifuna. Nel 1660, con il trattato di Basse Terre, le isole di Domina e St. Vincent furono assegnate ai Caraibi come “possedimento perpetuo”. Un secolo dopo, però, la Gran Bretagna tentò di ottenere pieno controllo dell'isola di St. Vincent: gli inglesi furono respinti dai garrifuna appoggiati dai francesi. Venti anni più tardi, un altro tentativo ebbe esito migliore: nel 1783, gli inglesi imposero ai garrifuna un trattato che lasciava loro solo metà dell'isola. Il trattato però non fu mai accettato dai garrifuna che continuarono a sfidare il dominio inglese con una sorta di guerriglia appoggiata dai francesi. L'ultimo grande scontro fu nel 1795. La battaglia durò più di un anno durante il quale i garrifuna persero il loro leader Joseph Chatoyer: il 10 giugno del 1796 i garrifuna e i francesi si arresero agli inglesi. Le autorità coloniali non potevano accettare che ci fosse una società nera libera in mezzo a orde di schiavi. La libertà dei garrifuna poteva fomentare una ribellione tra gli schiavi neri e quindi, per preservare i loro privilegi di bianchi, decisero di deportare i garrifuna. Gli diedero la caccia come alle lepri; distrussero tutte le loro case e la loro cultura. Migliaia morirono uccisi dagli inglesi, altrettanti morirono di fame e di malattie. I sopravvissuti, circa 4300 caribi neri e 100 caribi gialli, come li definirono gli inglesi, furono trasferiti nella vicina isola di Balliceaux: in meno di sei mesi metà di loro erano morti, soprattutto di febbre gialla. Nel marzo del 1797 quelli ancora rimasti furono caricati su delle navi e spediti a Roatan, nelle isole della Bahia. Una delle navi fu catturata dagli spagnoli e portata a Trujillo per farne degli schiavi: per quei mille garrifuna la lotta per la libertà, durata più di 150 anni, era finita. Erano partiti dall'Africa per essere schiai e, alla fine, schiavi erano diventati. L'altra nave arrivò a Roatan e lì fu abbandonata. Da quel giorno, i Garrifuna popolano le isole della Bahia, i Cayos Cochinos e tutta la costa nord dell'Honduras con una economia totalmente basata sulla pesca. Inizialmente, i pescatori utilizzavano gli atolli come base di appoggio, ma a partire dagli anni '60 crearono insediamenti stabili nei cayos Chachahuate, Bulanos, Timon e nella costa orientale del Cayo Mayor. I problemi per gli abitanti cominciarono nel 1992, quando l'imprenditore svizzero Stefan Schmidheiny - inventore dell'orologio Swatch, azionista di Nestlè e ereditiero del gruppo Eternit - comprò il Cayo Paloma e il Cayo Menor grazie al sostegno dell'allora presidente honduregno Rafael Callejas che decretò la zona riserva naturale. Nel 1994 fu istituita una fondazione per la gestione dell'area finanziata da imprenditori honduregni e stranieri. La fondazione impose unilateralmente limiti di pesca molto rigidi che hanno provocato il progressivo spopolamento delle isole. Presto, i garifuna cominciarono a essere vittime di minacce di sgombero e violenze. Nel 1996 scomparì misteriosamente il pescatore Domitilio Calix Arzu. Nel 2001, il sommozzatore Jesus Flores Paredes fu ferito al braccio da un colpo di fucile. Da un anno, una pattuglia dell'esercito ha cominciato a sorvegliare il Cayo Chachahuate (il più popolato) spaventando la popolazione. Oggi è arrivata un'altra minaccia. Da quando sul Cayo Paloma sono sbarcati i naufraghi di Rai Due è stata proibita la pesca ai garrifuna intorno al Cayo per evitare di rompere l'incantesimo del naufragio. Adrian Oviedo, presidente della Fondazione Cayos Cochinos, che gestisce l'area in collaborazione con il WWF (che, in teoria, dovrebbe proteggere i popoli indigeni) è sbarcato a Chachahuate (principale centro dei Cayos) per intimare espressamente alla popolazione di non avvicinarsi all' Isola dei Famosi. Per la produzione della trasmissione, il timore è che qualche pescatore finisca per sbaglio nell'inquadratura rompendo l'illusione del naufragio in un'isola deserta. Per la comunità garifuna, il divieto significa rinunciare a un'area di pesca che sostenta la comunità. E i malumori non sono legati soltanto alla pesca. Gli abitanti vedono nella presenza della trasmissione un nuovo esempio della gestione ipocrita della fondazione. Mentre l'organizzazione sostiene di essere impegnata nella difesa della natura, l'arrivo dell'Isola dei Famosi minaccia la tenuta ecologica dell'area. Il Cayo Paloma è uno dei siti dove una tartaruga a rischio di estinzione depone le sue uova. Gli abitanti di Chachahuate denunciano che è stato addirittura tirato un cavo elettrico subacqueo per alimentare le apparecchiature della troupe al seguito dei «famosi». «Crediamo che sia vergognoso il comportamento della televisione italiana - ha dichiarato Miriam Miranda di Ofraneh (Organisacion Fraternal Negra de Honduras) - si sta attentando al diritto all'alimentazione della comunità». Un altro timore è che la trasmissione venga utilizzata dalla fondazione come un megaspot pubblicitario per aumentare il turismo nella zona senza nessun vantaggio per le popolazioni. Oggi, dai turisti che arrivano nelle isole dell'arcipelago, la fondazione riscuote una tariffa di ingresso tra i 5 e i 10 dollari. Quanto va alle comunità ? «Neppure un centesimo» - dice Malaka, un pescatore che vive a Chachahuate da oltre 30 anni. L'invadente presenza dei «famosi» di Rai Due dimostra come l'arcipelago stia assumendo sempre più le caratteristiche di un paradiso privatizzato in mano a pochi ricchi. Mentre i garifuna lottano ancora per ottenere un titolo di proprietà comunitario per i territori in cui vivono, molte isole dell'arcipelago sono già state comprate da investitori europei, tra cui diversi italiani, in barba alla costituzione honduregna che lo vieta espressamente. Un nobiluomo torinese, il barone Emilio Accusani di Retorto Portanova,ad esempio,è il proprietario del Cayo Culebra che fronteggia l'atollo dei «famosi». La situazione patita dagli abitanti dei Cayos Cochinos è una spia della minaccia vissuta dai garifuna che abitano la costa nord dell'Honduras. Negli ultimi anni, le zone costiere e le isole della zona sono state sottoposte a un processo di privatizzazione selvaggia nel contesto di progetti di sviluppo turistico finanziati dal Banco Mondiale e dal Banco Interamericano di Sviluppo. Di fronte all'aggressione al loro territorio, i garifuna stanno reagendo cercando di sviluppare progetti turistici comunitari. Nel Cayo Chachahuate, ad esempio, presto comincerà la costruzione di alcune capanne per ospitare i viaggiatori. I turisti qui saranno i benvenuti quando a guadagnarne saranno le comunità garifuna che abitano in queste zone da centinaia di anni.

Fonte: peacelink - il Manifesto / 29 settembre 2006
consultabile su: http://italy.indymedia.org/news/2006/10/1166852.php

Tratto da: http://www.ecplanet.com/canale/varie-5/societa-57/1/0/26855/it/ecplanet.rxdf

giovedì, ottobre 26, 2006

12 ottobre in Honduras...el pueblo unido jamas serà vencido!

Il 12 di ottobre in America Latina ha tanto da insegnarci!!!
Ci sono state azioni in tutto il continente e non sono mancate certo in Honduras!
Quando si parla di Honduras e di azione ovviamente si parla del Copinh.
Quando si parla di resistenza e di dignitá di un popolo (il Lenca) si parla del Copinh
Il Copinh ha invaso per due giorni la capitale, prendendo tutti di sorpresa!
La mattinata dell’11 la sede del BCIE é stata la prima ad essere presa di mira. Un centinaio di lenca si sono stabiliti sotto l’immenso edificio e tra canti e slogans hanno minacciato il BCIE per il suo coinvolgimento nel progetto della diga ElTigre. (“allí están, ellos son, los que saquean la nación!!!”).
Il secondo bersaglio é stata l’ambasciata del Salvador, sempre per protestare contro la diga ElTigre. Da San Antonio, municipio che sará totalmente innondato dalla diga, sono arrívate un’ottantina di persone, tutta base del copinh.
L’ultimo bersaglio della giornata é stata l’ambasciata spagnola. Hanno fatto una fiaccolata fino alla sede diplomática e durante alcune ore di toma si sono svolte diverse attivitá. Si é iniziato con un discorso da parte di Salvador sulla colonizzazione, a partire dal 1492 fino ad arrivare ai giorni nostri. Poi la partecipazione é continuata intensa e colorata. Rappresentanti delle diverse comunita lenca hanno raccontato le loro problematiche, hanno cantato (“la maldición del malinche”), pregato, gridato slogans, ecc...

Il 12 di ottobre, come da protocollo, é stata invasa la strada della sede dell’ambasciata gringa. Si sono aggiunte altre orgaizzazioni ma, come sempre, il copinh é stato il piu numeroso ed il piú creativo!!!

Comité Ambientalista del Valle de Siria - COMUNICATO PUBBLICO 18 ottobre 2006

Ai media, ai tre poteri dello Stato, alle organizzazioni con cui collabora ed all’opinione pubblica in genere, il Comité Ambientalista del Valle de Siria manifesta la propria soddisfazione per la sentenza emessa ad inizio mese dalla Corte Suprema di Giustizia, nella quale si dichiara l’incostituzionalità di 13 articoli della Legge Generale sulle Attività di Estrazione Mineraria (Ley General de Minería).
Sebbene non sospenda integralmente la norma, la sentenza di fatto riconosce la posizione delle comunità colpite e minacciate – in varie forme e misure – dalle attività minerarie, riconoscendo che lo sfruttamento minerario é “(...) altamente inquinante e pericoloso per la salute” e che “(...) la distruzione accelerata delle risorse naturali ed il degrado ambientale costituiscono una minaccia per il futuro del Paese, determinando problemi economici e sociali che riducono la qualità della vita della popolazione“.
Chiediamo l’immediata pubblicazione della suddetta sentenza all’interno della Gazzetta Ufficiale, senza alcuna modifica dei contenuti, e alla stessa maniera richiediamo che essa sia comunicata ufficialmente al Congresso Nazionale. Fintanto che non sia stata pubblicata la sentenza della Corte, la cui Commissione per la Costituzionalità rappresenta l’interprete ultimo e definitivo della Costituzione Nazionale, chiediamo che il Congresso Nazionale discuta la riforma della legislazione mineraria.
Il Comité Ambientalista del Valle de Siria, assieme ad altre organizzazioni ed alle comunità locali, si é prodigato perché modifiche radicali siano apportate alle leggi ed alle politiche minerarie nel nostro Paese, affinché esse siano fondate sul diritto delle comunità alla partecipazione, alla vita, alla salute ed all’ambiente. Desideriamo ribadire l’estrema importanza della partecipazione attiva e diretta - in tutto il processo di discussione e di confronto - da parte delle comunità minacciate e colpite dalle attività di estrazione mineraria.
Il Comité desidera mettere a conoscenza i deputati e le altre parti in causa che l’approvazione di riforme non radicali significherebbe la morte delle comunità di numerose e diverse regioni del territorio nazionale. Nonostante le critiche mosse contro la nostra ferma posizione rispetto a la necessità di proibire l’estrazione mineraria di metalli a cielo aperto e l’uso di sostanze tossiche, come il cianuro, la Corte Costituzionale ha manifestato opinioni congrue rispetto alle nostre, dichiarando in violazione di numerosi diritti fondamentali il fatto che la Legge “(...) non contenga proibizioni al ricorso a metodi estremi di estrazione mineraria che possano pregiudicare persino la vita – anzitutto delle persone – mediante l’impiego di agenti chimici altamente tossici che si depositano nel suolo, sono riversati nelle acque o liberati in atmosfera”.
La grave situazione di crisi per la salute pubblica che si riscontra nelle comunità della nostra valle e la contaminazione ambientale comprovata tanto da studi realizzati da Enti facenti capo al Governo, quanto da uno studio indipendente dimostrano inequivocabilmente l’urgente necessità di una nuova legge che tenga conto della posizione delle Comunità e della sentenza della Corte Costituzionale.
Valle de Siria, Francisco Morazán, 15 ottobre 2006.
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Collettivo Italia Centro America CICA
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Verso Sud via Centro

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